Rifugiati nei numeri

La matematica non l'ho mai capita. Le persone, invece...

Non guardo ai politici con la rabbia di qualche anno fa, lo faccio ultimamente con una certa tristezza, con l’amarezza di sapere che il palazzo sarà sempre incapace di rispondere a qualsiasi esigenza umana, dove l’umanità è ridotta a una serie di cifre, di conti da far quadrare, di voti da raccogliere.

Numeri disoccupati, numeri di violenze, di sbarchi, di chi non riesce neanche a sbarcare (sempre troppo alti). Mentre si perdono i volti, la carne e il sangue degli esseri umani nascosti abilmente dietro al numero, dietro al non-umano, alla non-persona di un 1, 2, 3, 4… 16.000 morti di fame, solo oggi, nel mondo. Fame, non un certo languorino.

Ascoltiamo ministri, ex-ministri e aspiranti tali che amano i numeri, quelli dei sondaggi, dei voti, delle preferenze, del web-marketing. Sono bravi a muoversi attraverso di essi con l’abilità di un matematico. Sono sempre stato scarso in matematica, non ho mai capito i numeri e forse non ci ho nemmeno provato, quel che ho sempre fatto è cercare di capire le persone, osservando, ascoltando, ragionando. Quando capisci solo i numeri forse perdi di vista le persone. Bisogna vedere per capire.

Bisogna vedere i bambini siriani che suonano tamburi improvvisati tra le strade di Smirne e Bodrum racimolando qualche soldo con cui comprare salvagente inutili con cui sperano di affrontare il Mediterraneo a marzo, venduti da negozianti senza scrupoli. Bisogna vedere per capire, ministri della matematica.

Orfani di genitori spazzati via da guerre alle quali (anche) noi offriamo il massimo supporto. In fuga da un paese disintegrato dove l’80% della popolazione è ridotta sotto la soglia di povertà. Orfani dai 4 agli 8 anni che vivono tra i cartoni per le strade, tutti insieme, formando nuove famiglie di bambini. Molto spesso non c’è alcun genitore a mettere quei figli sui barconi.

Sono questi i rifugiati, i clandestini di cui avete tanta paura.

Ieri eravate felici di ricoprire di soldi un mezzo dittatore per tenersi i rifugiati siriani a casa sua. Non vi importava troppo che li utilizzasse per i suoi fini politici come pedine per truccare elezioni su elezioni, annientando l’opposizione. Non vi importava che i soldi ricevuti fossero impiegati per portare avanti campagne militari (che avrebbero provocato altre emergenze umanitarie) per accrescere il suo potere internazionale.

Oggi applaudite i terroristi di estrema destra greci che assaltano ONG e volontari che cercano di mettere una pezza al dramma dei rifugiati siriani.

Domani questi numeri, pardon, persone busseranno nuovamente alle nostre porte e alla fine della fiera direte pure che è colpa loro.

Bravi, mettete le mascherine che il virus incombe.


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